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venerdì 25 maggio 2012

RESILIENCY




Nel temperamento americano c’è una qualità, chiamata resiliency, che abbraccia i concetti di elasticità, di rimbalzo, di risorsa e di buon umore. Una ragazza perde il patrimonio, senza stare a commiserarsi si metterà a lavare piatti e a fabbricare cappelli. Uno studente non si sentirà svilito lavorando qualche ora al giorno in un garage o in un caffè. Ho visitato l’America alla fine della presidenza Hoover, in una delle ore più tragiche della sua storia (la grande depressione), quando tutte le banche avevano chiuso i battenti e la vita economica era ferma. L’angoscia stringeva i cuori, ma l’allegria e la fiducia splendevano nei volti di tutti. Ad ascoltare le frasi che si scambiavano si sarebbe detto che era tutto un enorme scherzo. E se qualche finanziere si gettava dalla finestra, non posso impedirmi di credere che lo facesse nella ingannevole speranza di rimbalzare.” Paul Claudel


Resiliency  :

Concise Oxford English Dictionary © 2008 Oxford University Press:
resilient/rɪˈzɪliənt/
adjective
  • 1 (of a substance or object) able to recoil or spring back into shape after bending, stretching, or being compressed.
  • 2 (of a person or animal) able to withstand or recover quickly from difficult conditions.
– derivatives
resilience noun,
resiliency noun,
resiliently adverb.
– origin C17: from L. resilient- ‘leaping back’, pres. part. of resilire (see resile).

resilience

Concise Oxford Paravia Italian Dictionary © 2009 Pearson Paravia Bruno Mondadori spa e Oxford University Press:
resilience /rɪˈzɪlɪəns/ n.
  1. (of person) (mental) determinazione f.;
    (physical) resistenza f. (fisica)
  1. (of industry, economy) capacità f. di ripresa
  1. (of material) resilienza f.
 

venerdì 20 aprile 2012

IL TUFFO NEL PASSATO

   Quando, per mille motivi, si vive, o si è costretti a vivere lontani da chi e/o da cosa ha costituito il nostro passato, viene voglia di verificare se i ricordi sono solo frutto di una mente nostalgica ed ormai attempata, magari frutto di un presente non gradito.
Ma le piscine del passato sono sempre troppo basse per i tuffi di testa.
I ricordi possono venir deturpati, perchè pretendiamo di ritrovare intatti persone e luoghi, profumi e colori. E se ritroviamo intatto qualcosa o qualcuno, spesso sa di stantìo, imbalsamato, un po' 'muffoso', o il presente può diventare insostenibile.

PER NON CONFONDERSI

 
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Con il termine federalismo si intende la condizione di un insieme di entità autonome, legate però tra loro dal vincolo di un patto (in latino, appunto, foedus, "patto, alleanza"). I diversi membri di questo insieme possono riconoscersi nell'autorità di un capo che li rappresenti tutti (un monarca, un capo di governo, o anche - in un contesto trascendente - una divinità), oppure convergere in una assemblea generale.
L'accezione più diffusa del federalismo è quella politica: si tratta della dottrina che appoggia e favorisce un processo di unione tra diversi Stati (a volte denominati anche province, soggetti federali, Länder, commonwealth, territori, etc.), che mantengono in diversi settori le proprie leggi particolari, ma hanno una costituzione condivisa e un governo comune. L'unità che si viene a creare è spesso chiamata federazione (mentre quando manchino anche una costituzione condivisa e un governo comune si parla di confederazione). I due livelli in cui è costituzionalmente diviso il potere sono distinti tra loro e sia il governo centrale, sia i singoli Stati federati, hanno sovranità nelle rispettive competenze. I sostenitori di questo sistema politico vengono chiamati federalisti.

La secessione (dal latino secessio) è il distacco di un gruppo di persone dalla collettività. I due principali ambiti in cui la parola viene usata sono:
  • la secessione in politica, dove un gruppo rappresentante una parte di un paese o di un gruppo sociale (solitamente minoritaria) si separa dall'unità nazionale per rendersi indipendente o unirsi ad un altro Stato;
  • la secessione nell'arte dove un gruppo di creativi apre una nuova via dell'espressione artistica.

I  TERMINI  NON  SONO SINONIMI

giovedì 29 marzo 2012

LA FELICITA'

E' certo che  la felicità sia come la tessera annonaria del fascismo: quando hai finito i buoni, puoi morire di fame.
Siamo sicuri che in vecchiaia basti essere sereni perchè con relativa tranquillità economica, e con tanti ricordi?

martedì 27 marzo 2012

IL DOVERE

DOVERE : obbligo materiale o morale; necessità; presupposto; destino; supposizione ragionevole;
      obbligo morale di agire in conformità di una legge imposta dall'esterno dettata dalla propria coscienza
                 (Dizionario della lingua italiana - Devoto Oli - ed.2002/2003)
Apriamo le danze.
Cosa è il dovere e cosa comprende nell'accezione comune? Di quali atti è costituito?
Sembra che ogni essere umano ne dia connotati diversi, pur raggruppabili in macro-categorie.
Per un genitore dell'Africa, il primo dovere è istintivo : riuscire a dare da mangiare ai propri figli.
Per un genitore della Brianza è lasciare più case possibili ai figli nell'ipotetica speranza che possano cambiare pannoloni durante la loro vecchiaia.
Elenco infinito, ma c'è da chiedersi se, in realtà, il dovere non ce lo costruiamo noi, coi nostri bisogni, con l'incapacità di non fare sempre solo quello che fanno anche gli altri, come alibi deresponsabilizzante.
Come mai per qualcuno il dovere è sfiancarsi moralmente e fisicamente, e per altri consiste  nelle minime faccende domestiche, sostenendo , per esempio, che "crescono anche i girasoli nei campi", riferendosi ai figli ?
Una persona con molta fede cattolica, anni fa mi disse di ricordare che Dio disse :"Ama il prossimo tuo COME te stesso" , non di più, non di meno, perchè per poter essere d'aiuto agli altri, devi essere in condizioni di farlo.
Come mai l'idea di dovere è sottoposta alla moda?
Forse l'unico vero uso del verbo dovere è : tutti dobbiamo morire. Fino a quando la scienza o chi per essa, troverà la ricetta dell'immortalità.
E quante volte il verbo dovere è stato mascherato dal verbo piacere? " Intorno all'anno mille, la sposa doveva dire, avendo rapporti intimi col marito, quando solo a lui aggradava: "Non lo fò per piacer mio ma lo fò per piacere a Dio"? Quanti "devo lavorare" femminili mascherano il non volere stare a casa, il fare figli ma avere l'alibi di 'scaricarli' a mamme e zie? Gratis, ovviamente. Un po' di decenza! Per fortuna conosco una persona molto onesta, un'amica speciale, che ha ammesso di lavorare per  amore del proprio lavoro!
Dovere è il verbo con cui ci inganniamo più volentieri.
Spero nella lettura di questo post e in commenti.

giovedì 22 marzo 2012

LE SCELTE E IL CAMBIAMENTO

Proust disse che gradualmente le nostre idee, i nostri obiettivi, i nostri bisogni e desideri cambiano.
In una canzone cantata da Fiorella Mannoia si dice "come si cambia per non morire..come si cambia per amore...come si cambia per ricominciare..."
La psicologia, la sociologia e l'antropologia identificano molti disagi con la refrattarietà al cambiamento, che viene spesso associata alla 'povertà' di istruzione o di intelligenza.
Non si cambia. Quello che siamo veramente, il nostro alfabeto morfologico, e quello che desideriamo veramente non cambiano.
Il carattere si lima, si costringe, lo si maschera, lo si educa. I nostri veri desideri in realtà sono spesso uno solo, ed emerge anche nella vita più coercizzata, creando reazioni a volte scomposte.
Arrivati al punto in cui la maturità cede alla vecchiaia,  le nostre reazioni sono svaraiate, ma sono essenzialmente quelle di poter fare ciò che non abbiamo fatto da giovani, o ritrovare ciò che abbiamo perduto, o poter avere ciò che ci è stato negato, compreso l'affetto di una madre.
Ma siamo sicuri che veramente quello che abbiamo non sia ciò che volevamo avere? Guardiamo le nostre scelte.
Siamo sicuri di essere cambiati? Guardiamo le nostre reazioni anche alle cose più banali.
Se in vecchiaia sembriamo rassegnati, o sopiti, o adattati, o senza ambizioni, dovremmo spiegare al mondo che probabilmente abbiamo solo capito, finalmente, cosa è importante.
E lottare per questo.

mercoledì 21 marzo 2012

E' PRIMAVERA !

Primavera vien danzando,
vien danzando alla tua porta,
Sai tu dirmi che ti porta?
" ghirlandette di farfalle,
 campanelle di viluccchi
quali azzurre, quali gialle,
e poi rose, a fasci e mucchi.
                                                                                                    A.S.Novaro

La si studiava a scuola, alle Elementari, quando si usava ancora il pennino e la bidella  rabboccava il calamaio di inchiostro. Quando la maestra ci portava in cortile col nostro grembiule e col fiocco e ci faceva intonare "La bandiera dei tre colori". Quando i corridoi e le aule venivano inondati dall'odore forte del minestrone di pasta. Quando eravamo in 42 in classe. Quando c'era il portone dei maschi e quallo delle femmine. 
Le mie Elementari.
Di cui non ho nostalgia.
Gli occhi che guardano ora il gelsomino fiorito sono ben altri, più consapevoli di quanto valga il vedere un gelsomino fiorito ed apprezzarne il profumo.

martedì 28 febbraio 2012

FIORIN FIORELLO

"Fiorin fiorello, l'amore è bello vicino a te...".  Così cantavano le mie zie, mentre facevano le pulizie di Pasqua, con un sorriso tenero sulle labbra, pensando alla cugina che di un Fiorello s'era innamorata e con me, terribile bimbetta curiosa e vivacissima, tra i piedi. Approfittavo di queste operazioni annuali per frugare nei cassetti e negli armadi, dove mi nascondevo. Mia nonna, inferma,  mi aveva attaccato dei campanellini alle scarpe e quando non li sentiva più si preoccupava.
"I giardini di marzo si vestono di nuovi colori, e in quel mese le giovani donne vivono nuovi amori..." Così cantava Battisti. Inno.
E' primavera!!! Non sono una bambina immatura se lo dico. E' primavera. Gli uccelli hanno ricominciato a cantare, è spuntata la prima margherita, e il sole, il cielo azzurro, le Grigne dal profilo nitido all'orizzonte, la voglia di pulito, di respiro, reclamano la vita . E basta una canzone per essere sommersi dalle nostalgie dei batticuori giovanili, un profumo per aver voglia di ricominciare, di costruire, di cantare.
E se la vita è stata particolarmente dura, perchè non apprezzare questo miracolo e prenderlo ad esempio?
La nostra lingua ha assegnato al verbo 'sfruttare' esclusivamente una connotazione negativa, ma dovremmo imparare dalla lingua spagnola, che  il suo 'disfrutar' lo legge come s-fruttare ,cioè cogliere i frutti.
Non ho nostalgie e rimpianti per epoche passate. Quello che ho ora è faticoso ma non tornerei indietro.
Ora so.
Vorrei essere sull'Alpe di Siusi, ad aspettare il fiorire dei rododendri...

giovedì 16 febbraio 2012

HAIKU - HOKKU

haiku
Forma poetica consistente in 17 sillabe con metrica 5-7-5. Deve contenere un kigo (riferimento ad una delle quattro stagioni). Derivato dallo haikai, si sviluppò nel periodo Tokugawa ed ebbe Matsuo Basho_m-font8.gif (824 byte) quale massimo esponente. Il termine haiku, nella moderna accezione di verso a sé stante, cioè autonomo e non più come parte iniziale di un componimento, è stato così definito da Masaoka Shiki, critico letterario, solo nel XIX secolo. 
(Lett. "verso che inizia"). Parte iniziale di un renga formata da 5-7-5 sillabe. Matsuo Basho_m-font8.gif (824 byte) separò questi tre versi iniziali dal resto della composizione dando vita ad un componimento a sé stante e ben definito.
(http://www.silloge.it/)

A vent'anni mi dilettavo di poesia, firmando con uno pseudonimo,  e l'hokku mi ha sempre interessato per la sua sinteticità incisiva, che nella lingua italiana ritroviamo, in forma sublime, nell'ermetismo di Ungaretti e Quasimodo. Chi non ricorda "M'illumino d'immenso." di Ungaretti?
E : "Ognuno sta solo
       nel cuore della terra
       trafitto da un raggio di sole.
       Ed è subito sera." di Quasimodo ?
Io, allora, presuntuosa, sintetizzai un modo d'amare in un hokku un po' pietoso, ma di diciassette sillabe!
TU - L'attesa
tranquilla ed ansiosa
del prossimo respiro.
Credo di aver fatto bene ad ascoltare il consiglio del poeta Franco Cajani: un gentile 'non è per te'.

ASTRONOMIA

Sono affascinata dal lavoro eccezionale svolto dal Gruppo Astrofili di Saronno! Immagini stupende del cielo!
Queste sono del Prof. Lorenzo Comolli, ( http://www.astrosurf.com/comolli/) innamorato dello spazio profondo, poeta dell'astronomia, che usa le immagini come parole intriganti.
Seguendo le loro newsletter, mi dispiace di non poter appartenere al loro gruppo, che necessita di conoscenze e di materiali che io non posseggo. Nel frattempo mi godo il loro lavoro!

                                                      
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Total Lunar Eclipse 2007                     Mars 2003
                                      



Costellazioni


martedì 14 febbraio 2012

PATRIA

"La vera Patria è avere un luogo dentro di noi, dove poter ritornare, se stai bene con te.
Tante volte abbiamo bisogno di una società di calcio, di una bandiera, di una religione, di un gruppo di appartenenza perchè non stiamo bene con noi stessi." 
Josefa Idem - da " Che tempo che fa" - Rai 3 - Domenica 12 febbraio

Chapeau!


mercoledì 8 febbraio 2012

GRAZIE

Ringraziamento

da "Vista con granello di sabbia"

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
n´ riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

"Non devo loro nulla" -
direbbe l'amore
su questa questione aperta.

Wislawa Szymborska




Sassate

Ho provato a parlare.
Forse, ignoro la lingua.
Tutte frasi sbagliate.
Le risposte: sassate. 


Giorgio Caproni


Postato su Facebook dal mio pen-friend Danilo Colombo

martedì 7 febbraio 2012

GLI ITALIANI E L'ITALIANO

Gli italiani sono buffi. Io sono buffa, che sto qui a far la maestrina, ma da buona lombarda, ho succhiato il passato prossimo ovunque e l'articolo davanti al nome proprio, insieme al latte della balia. E sono buffi i toscani, che sbandierano la purezza della lingua perchè hanno 'l'Arno in cui sciacquarla' e dicono "Noi si va a Pisa" : allora chi va a Pisa? Noi o un tizio non ben identificato?
Penso che ogni parte d'Italia abbia il suo errore grammaticale o di pronuncia, ma siamo sicuri che gli inglesi che ci stanno imponendo la loro lingua possono fare i puristi-detta-leggi? La lingua inglese è parlata in tutto il mondo, grazie anche al linguaggio settoriale obbligatorio dell'informatica, ma che inglese è? Ognuno ci mette del suo, e a volte risulta incomprensibile.
Ogni lingua è frutto di una storia e di una cultura, e se non visiti il paese che la parla, rischi di fare errori madornali, per esempio, omettendo l'articolo 'je' in francese : il francese abitante della Francia da cento generazioni, è convinto di essere il centro dell'Universo, e guai a dimenticarlo! Tedeschi ed inglesi vogliono essere un po' ipocritamente ' polite', e ti affliggono di condizionali per salvare la faccia : vorrei, le spiacerebbe, penserei...
Ecco, però è proprio questo che merita rispetto, questa è la magia del mondo, il gioco intrigante che fa del turista un viaggiatore , cioè visitare gente e luoghi diversi, addentrarsi attraverso la lingua parlata, nei meandri della storia, della geografia e della mente umana.


lunedì 6 febbraio 2012

Scrivere un curriculum secondo la poesia

Scrivere un curriculum

da "Vista con granello di sabbia"

Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska

CHE TEMPO CHE FA

  Luciana Littizzetto, epurata dal suo colorito linguaggio, non dice cose stupide, anzi! E ieri sera, alla trasmissione condotta da Fazio, ha commentato perfettamente le angosce sul tempo atmosferico, che sembrano aver colto schizofrenicamente gli italiani.
Trovo più preoccupante che ci siano stati 15 gradi a Natale, di questo freddo , identico a quello che io ricordo da bambina, coi nebbioni, coi ghiaccioli sui vetri delle finestre, con gli 'scaldini' tenuti sulle stufe  'economiche', quelli da mettere nel letto. Gli ultimi giorni di gennaio venivano chiamati "i giorni della merla" ed erano giorni in cui nessuna maglia di lana ti difendeva abbastanza.
Oggi muoiono persone per il freddo e la neve. In Italia! Muoiono perchè colpiti da infarto mentre spalano la neve che qualcuno più giovane potrebbe spalare. Muoiono perchè dopo il terremoto in Abruzzo qualcuno  si è intascato i soldi per la ricostruzione. Muoiono perchè se sei un barbone, lo Stato è solo in grado di permettere ad un telegiornale a caso di dire ai barboni di non uscire di casa.
Pretendiamo di vivere con gli stessi ritmi sempre, estate ed inverno, in nome di una moda o putroppo costretti  per lavoro, magari l'unico che abbiamo trovato, in cui il datore di lavoro ci fa continuamente notare che tanta gente ha voglia di lavorare ma i posti sono pochi.
Presi dalla fame, dalla moda o dallo Stato latitante, non sappiamo o possiamo rispettare quello che disse Bacone : "Alla natura si comanda,ubbidendole.". Non ultimo,a causa di  un mondo che ci spinge a essere perennemente giovani fisicamente, con tonnellate di Viagra usati, con ormoni che girano quasi quanto le Aspirine.
Non ci meravigliamo dei 15 gradi a Natale. Vediamo solo l'importo della bolletta del gas, che, MERAVIGLIA!, rimane invariato anche se tu consumi sempre meno. 
Mi sento dire ;"Cosa parlano di riscaldamento globale, se si gela!" 
Ho seguito parecchie trasmissioni su Sky Science, ed ho approfondito il più possibile su Internet, sui libri di Al Gore, tenendo conto del tempo a mia disposizione e del mio livello di istruzione. Non sono una scienzata. Ma, soprattutto, mi sono rifiutata di basarmi sulle assurdità compiacenti dette da qualche 'sgallettata' di qualche rete privata a caso. Ed ho avuto questa molto logica spiegazione, che ho discusso con mio marito, persona estremamente intelligente e molto, molto più preparata di me su questioni scientifiche.
Il riscaldamento globale, in modo subdolo, a decimi di grado, fa sciogliere i ghiacci, che riversano le loro acque gelide degli oceani. Questo fa diminuire apparentemente, ma soprattutto momentaneamente la temperatura delle zone abitate . Non sarà della mia generazione il vedere il disastro, forse. Ma ci sarà. Se non imponiamo alle industrie,soprattutto a quelle piccole, per esempio quelle che costeggiano il Lambro, usato come canale di scolo, una regolamentazione nelle emissioni. SE non impariamo che 'mezzo pubblico è bello' (tanto la FIAT le auto le fa fare altrove, per cui agli operai italiani non viene in tasca nulla), e prendiamo i SUV, che gli idioti comprano per moda, e li graviamo di una tassa mostruosa, data la quantità spaventosa di schifezze che emettono. SE non impariamo a dosare l'acqua : una volta eravamo puliti anche quando non avevamo il bagno in casa, senza far scorrere per ore l'acqua della doccia. Ed insegnavamo ai bambini che bisogna cercare di non sporcarsi, non ridevamo se qualcuno di loro ci metteva una manina sporca di cioccolato sullla camicetta, dicendo "tanto c'è il prodotto tal-dei-tali che smacchia".
Già lo dissi in passato : la vita è un viaggio che non si può compiere gravati da pesi inutili. I bisogni che ci hanno creato sono veramente bisogni? Quanto possiamo essere liberi ? Quando ci decideremo ad usare quel tanto di cervello critico che ci permette di non farci abbindolare, che ci permette di lottare per ciò che è giusto, e riappropriarci di noi stessi e della nostra vita?








giovedì 26 gennaio 2012

L'ANACOLUTO NON E' UNA PAROLACCIA

  "Piccola guida destinata  chi ama e rispetta la lingua italiana".
Così s'intitola una libretto distribuito da 'Cultura e beni culturali' della  Provincia di Milano, nelle scuole nel 2004.
  E' un meraviglioso bigino di Italiano, che io consulto spesso, anche se la mia casa è piena di grammatiche di ogni tipo e ad ogni livello.E mi ha colpito questa definizione di una figura retorica di sintassi che , come tutte le figure retoriche e la metrica, sono tanto odiate dagli studenti, soprattutto da quelli delle Superiori.
  Cito :
"L' anacoluto, dal Greco "sconnesso", "non corrispondente", consiste nella mancanza di un legame tra l'inizio di un periodo e la parte seguente, che introduce un soggetto diverso."
E cita degli esempi come : "ANACOLUTO : Un soldato che fugge, tutti pensano che sia un vigliacco.
                                          FORMA CORRETTA  : Tutti pensano che un soldato che fugge sia un vigliacco."
Ma soprattutto cita esempi d'autore, con licenza di scorrettezza :
      "Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro." A.Manzoni  ("Promessi sposi" cap.XXXV)
    "Un religioso che, senza farvi torto, val più un pelo della sua barba che tutta la  vostra."    A.Manzoni              ("Promessi sposi" cap.XVII)    
Sarò una pazza aliena ma queste cose m'intrigano, forse perchè per me adesso sono un puro esercizio mentale.





domenica 22 gennaio 2012

IL TEMPO PER SCRIVERE

 Il tempo per scrivere, come il tempo per leggere, è un lusso che si paga spesso a caro prezzo.
E' un bisogno, una necessità, una malattia, una fede, che si porta avanti anche lavorando otto ore al giorno a 40 chilometri da casa, anche con i figli piccoli. E una donna si sente e viene sempre fatta sentire in colpa per questo.
 Mi sono sentita dire ultimamente : " Devi essere ricca per non lavorare!" oppure "Hai tempo da perdere, per passare tempo a fare qualcosa di inutile come scrivere su un blog (che qualcuno ha definito di élite)".
 Sì, ho tempo, non ho scelto di averne tanto, ma lo considero un privilegio e so quanto mi costa. E lo dedico alla mia leggenda personale, al mio essere voce nel deserto .
 Si accettano commenti.