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lunedì 15 aprile 2013

LA FIABA DEL DISINCANTO

   Mia sorella, tempo fa, mi chiese di scrivere qualcosa sul disncanto.
Bella, magica parola! Fa pensare alle fiabe : Once upon a time...
Nelle fiabe, il principe azzurro arriva sempre a cavallo, bellissimo e ricco, chioma al vento e braccio pronto a sostenere saldamente la pulzella, a salvarla da draghi, orchi e streghe.
Nella realtà, i 'principi' cadono sempre rovinosamente prima o poi da cavallo, e gemono per terra, fino a quando la Biancaneve di turno si autosveglia e soccorre il suo cavaliere.
L'abitudine ,ci fa considerare stretti sinonimi disincanto e disillusione, delusione.

Ma vediamo la definizione di disincanto che dà il  dizionario Devoto-Oli :
disincanto : situazione spirituale che implichi il superamento di un'illusione, di una visione deformata della realtà / scioglimento da un in flusso magico.
disincantare : liberare da un influsso magico mettere in condizione di percepire con mezzi propri la realtà sfrondata dalla apparenze ingannevoli sotto cui di solito si presenta.

E leggiamo sul Le Robert  ,dizionario monolingue di francese:
désenchantement: action de désenchanter, de faire cesser le charme / état d'une personne qui a perdu ses illusions, qui a été déÇue.
trad. mia : azione di disincantare, di far cessare il fascino, l'incantesimo / stato di una persona che ha perduto le sue illusioni, che è stata delusa.

I tedeschi lo chiamano al femminile, chissà perchè : die Enttäuschung :delusione,disappunto
Entzaubern, verbo transistivo, per loro ha il significato molto concreto di smitizzare e ridimensionare, oltre a quello di liberare da un incantesimo.

Scomodiamo le mie origini, usando il dialetto milanese, con un consiglio dato dai vecchi più volte a chi non vedeva pericoli o più generalmente la realtà : descantes!


E la fiaba del disincanto?
Esiste. Ed è la speranza. 
Essere disincantati, significa conoscere la realtà, ciò per cui siamo impotenti e quello che possiamo fare. 
Vuol dire lasciare chances al futuro , al nostro futuro, quello di cui possiamo essere artefici. Vuol dire vivere il nostro presente appieno.
La speranza è un DOVERE verso noi stessi e verso chi amiamo.
Io voglio arrivare alla fine della mia vita, sapendo di aver fatto  il mio dovere.


venerdì 8 marzo 2013

L' ARCOBALENO e TERSO - LIMPIDO

"Si tu veux l'arc-en-ciel, tu dois supporter la pluie", così cita
su Facebook.
Ho lavorato per sedici anni in un posto stupendo in Brianza, a Rigola, in quella che in tempi ormai remoti era stata la villa della seconda moglie di Alessandro Manzoni,  una scuola gestita da suore che non portavano abitualmente il velo. Suor Letizia era una suora molto anziana .Capelli candidi e guanciottine alla Titti, spesso andava su e giù con l'ascensore, di quelli aperti, a vetri ,come ci sono ancora nei palazzi della vecchia Milano. E ci andava soprattutto prima dei pasti, dopo i pasti, alla fine della scuola, e più volte, accompagnando con un sorriso dolcissimo quelli che prendevano l'ascensore con lei. Un giorno mi chiese se sapevo come si diceva 'arcobaleno' in puro dialetto milanese. Io, da buona brianzola, o 'milanese ariosa', che non ho mai parlato dialetto anche se lo capisco benissimo , dissi : "arcubalen". Fulmini e saette! Con pazienza, mi fece notare che si diceva "arcinciel" come in francese, anche se pronunciato all'italiana "perchè c'erano stati i francesi a Milano"!
Poi, con sorriso furbetto, mi ha chiesto di dire come vedevo il cielo e il vetro dell'ascensore. Io, nonostante i miei studi umanistici non elementari, le risposi "pulito, trasparente" per il vetro e "limpido" per il cielo. Lei partì letteralmente con una lezione, tanto magistrale quanto affascinante, sui termini terso e limpido.
Ho sempre saputo che nessuno può solo insegnare e nessuno può solo imparare. Si deve vivere curiosi e attenti, assetati. Da tutti possiamo imparare, anche a cent'anni, se teniamo sguardo, orecchie e mente aperti!

da Sabatini Coletti
terso    [tèr-so] agg.
1 Perfettamente pulito; limpido, trasparente: vetro t.; aria t.
2 fig. Di stile, elegante e nel contempo perspicuo
• sec. XIV
limpido    [lìm-pi-do] agg.
1 Chiaro, nitido, trasparente: acqua l.
2 estens. Di suono, voce e sim., che si percepisce con chiarezza
3 fig. Che non lascia dubbi, non ha nulla di oscuro: ricordo, ragionamento l.; puro, candido: coscienza l.
4 fig. Chiaro, lineare, non contorto: stile l.
• sec. XIV
  • foto Elepieste 2012 - laghetto artificiale vicino all'Hotel Paradiso - Alpe di Siusi - sullo sfondo : Sassopiatto e Sassolungo

mercoledì 19 dicembre 2012

FINALE - EPILOGO

dal Sabatini-Coletti

epilogo

[e-pì-lo-go] s.m. (pl. -ghi)
  • 1 Parte finale, conclusiva di un'opera narrativa o drammatica
  • 2 estens. Compimento, termine: e. di una vicenda
  • • sec. XIV

    finale  :   [fi-nà-le] agg., s.
    • s.m.
    • 1 Parte terminale di un'opera letteraria, teatrale ecc. o di un avvenimento sportivo SIN epilogo, fine: il f. del film è deludente; f. di partita piuttosto teso
    • 2 tip. Fregio stampato alla fine di un capitolo (detto anche finalino, finaletto)
    • s.f.
    • 1 ling. Suono o sillaba in fine di parola
    • 2 gramm. Frase f.
Parlando del "Don Giovanni" di Mozart, il grande Barenboim ha definito l'ultima parte di quell'opera, un epilogo, non una finale, ma non ha spiegato perchè.
Riguarderò gli appunti  presi allo I.U.L.M. e cercherò di spiegarlo.
Comunque, se un lettore occasionale di questo blog volesse aiutarmi...

venerdì 30 novembre 2012

RACCONTINO DEL SIMIL-VIRUS ALIENO - COME KAFKA ?

Mi sono svegliata alle 6. 
Nuotavo in una sostanza organica calda : ero diventata un' animaletto alieno simile ad un virus!
Ero buffo e buono, e facevo vedere il lato bello della vita.
Capi di governo finanziarono le ricerche di  scienziati famosi per eliminarmi.
Il simil-virus 1-9-5-4 esiste ora solo sul pianeta Utòpia.

SULL' AMORE E SULLE PRIMARIE ?


Un caro amico, perso ormai nel passato, era, è  medico, un ottimo medico, nato per esserlo.Il suo tirocinio in Neurochirurgia a Pavia era stato traumatico per lui. Mi diceva con tristezza :" Come è possibile che un ago su qualche neurone del cervello, possa indurre amore, odio, violenza, riduzione a vegetale?!"
Da decenni e decenni, scienziati e psicologi cercano di far coesistere approssimativamente sentimenti e chimica, senza riuscire a spiegare del tutto cosa e perchè succede, quando noi amiamo.
Guardo XFactor su Sky con mia figlia, e gli inediti di Chiara e Davide mi hanno stretto di nostalgia il cuore. Sono canzoni stupende e ho capito.
Ho capito che serve a poco farsi domande, chiedersi perchè dei sentimenti.
Il cuore non invecchia mai. Anche nell'ultimo istante della propria vita, si può essere rivoluzionari, avendo amato ed amando.
Il cuore non invecchia, e l'amore non si impara, non è a comando, e gli unici  ricordi che crea sono o dolore per quando ci ha lasciato,spesso in malomodo,  o nostalgia per quei battiti accelerati, per quel qualcuno da incontrare, da vivere col proprio respiro.
Il cuore non invecchia, ma sente di essere prossimo alla fine della sua corsa, anche quando per anni andrà poi avanti fisicamente a battere.
Il cuore non invecchia, ma quanta sofferenza si trascina, in tarda età, se ha gli stessi battiti, la stessa vita, lo stesso infinito del primo amore.
I giovani deridono il vecchio che ama. Gli concedono solo l'amore di genitore, di nonno.
"Amor ch'al cor gentil ratto s'apprende...
Amor ch'a nullo amato amar perdona..."
scrisse il Poeta.
Sempre il mio amico medico, mi disse che l'amore non corrisposto è come un fiore colto in un giardino di un altro, non tuo.
La cosa peggiore  è quando questo "altro" è solo un narcisistico amore per se stessi, un giardino chiuso in cui nessuno potrà mai cogliere un fiore.
Cosa c'entra con le Primarie? Boh! Non so.
C'entra forse con le lacrime di Bersani ieri sera?


martedì 27 novembre 2012

SEXY - SEDUCENTE

Fino alla mia adolescenza, il mondo faceva della lingua francese un punto di merito, quella che faceva citare ad un mio amico, la frase contenuta in "Mastro Don Gesualdo" : "Virtutem a sanguine traho". Con un po' di snobismo, devo ammetterlo.
Il fascismo si era accanito soprattutto contro gli anglismi, facendo finta di ignorare, per quello che so, termini come charme.
Ed io sono cresciuta con le canzoni  di Edith Piaf ed il tailleur di Coco Chanel.
In questo mio mondo lontano, per definire una donna che ti prendeva il corpo e l'anima dal primo momento, si diceva che era seducente.
Leggiamo dal Devoto-Oli :
"SEDUCENTE : attraente, affascinante, quasi irresistibile." Un mondo in un aggettivo !
Era la donna che attraverso la femminilità, anche se non necessariamente attraverso la bellezza, ti mostrava di avere un cervello, dei sentimenti, un'anima. Passando ad un discreto ed elegante "si fa ma non si dice".
Oggi, in ogni programma Tv, social network e quant'altro, si punta esclusivamente sul termine sexy.
Dalla vendita di bulloni, alle trasmissioni di cucina, ai telegornali : sempre e solo SEXY.
Vediamo sul Ragazzini Inglese-Italiano:
"Attraente, provocante, erotico, eroticamente conturbante, stuzzicante".
Mi sembra che le donne dovrebbero rifiutare di essere definite sexy.
Il '68, ha creato una confusione sui sessi di cui proprio le donne pagano le peggiori conseguenze. La parità dev'essere di diritti, non ci si deve mascherare da uomini, né usare la propria femminilità per mascherare la propria pigrizia e tenere un uomo come schiavo.
In Emilia Romagna, pare che ci sia questo concetto, o che ci fosse quando conobbi Corrado di Parma, della donna ideale come di quella che  facesse  una bella figura sia in camera da letto che in cucina che in salotto o in qualsiasi altro posto pubblico.

lunedì 19 novembre 2012

CANDIDO . CANDIDARSI

Ho letto su "Donna Moderna", unico giornale "femminile" che io acquisto,un articolo di Maurizio Dalla Palma, che mi fa per l'ennesima volta pensare a quanto si abusa, disusa, di quanto si distorcano e si ignorino il significato delle parole.
LODO QUESTO GIORNALISTA che si fa le mie stesse domande, intitolando il suo articolo come segue
"Che strano : candidarsi e "candido" hanno qualcosa in comune".
Sintetizzo : candidarsi e candidatura richiamano alla mente il colore bianco.
Il bianco era il colore della tunica indossata nell'antica Roma, da chi si voleva far eleggere, puntando sul colore della purezza per esaltare la propria onestà, la propria pulizia.
E pulizia sembra essere diventata la parola più sbandierata dai due principali schieramenti politici italiani in questi ultimi tempi.
Qualcosa non mi torna.

SELVAGGIO A CHI ?

"Che il sole ti porti nuova energia durante
il giorno,
che la luna dolcemente ti rigeneri di notte,
che la pioggia ti lavi via le preoccupazioni,
che il vento

soffi nuova
forza nel tuo essere,
che tu possa camminare per il mondo e conoscere
la sua bellezza tutti i giorni della tua Vita"

(Benedizione dei nativi americani Apache)



(Foto mia, fatta col mio Nokia nel 2010, dal balcone della mia camera all', Hotel Paradiso (Alpe di Siusi), a 2000 metri, al mio risveglio.)


lunedì 29 ottobre 2012

PENSIERO STUPENDO


La mia montagna magica oggiLì, non importa più quella dimensione sociale che ha il solo significato di utilità. Lì, il "giro della propria prigione" come la Yourcenar fa dire a Zénon, fa diventare infinito ciò che hai dentro. Lì, a 2000 metri . Lì, come in pochi altri luoghi al mondo.

Alpe di Siusi - Lo Sciliar

Alpe di Siusi Monte Piz 

martedì 23 ottobre 2012

SCIENZIATI, SCIAMANI E RELIGIOSI ?

Si condannano gli scienziati per non aver previsto un futuro imprevedibile.
Ma si permette a tanta gente di prevedere il futuro su presuntuose basi religiose.
Ed il mondo è governato da politici che consultano carte e maghe per decidere le sorti di miliardi di persone..



giovedì 20 settembre 2012

Presunzione

(Copyright Roberto Marinoni - Astrofili Saronno)


Come si può essere così presuntuosi da credere che gli uomini siano gli unici esseri nell'universo?

TRADUZIONE - TRADIMENTO

Così si diceva allo IULM. Così sussurravano i Prof, con un punto di domanda. Se fossi stata una studentessa migliore forse lo saprei.
Qualche "errore" lo scopro anch'io, o per lo meno , lo ritengo tale.
Per esempio, secondo me, c' è una grossa differenza tra il finale dell''originale francese e la traduzione italiana di "Sagesse" - "Saggezza", poesia stupenda di Paul Géraldy.
E' una differenza di accento, ma la mia ignoranza linguistica unita alla mia presunzione, mi dice che c'è qualcosa di stonato.

Guardate e date pareri :

E se avendo più esigenze,
se pensandoci sentiamo
di avere l'anima ancora troppo nubile,
questo è segno di troppa intelligenza
o di brutto carattere...

Et si l'on est plus exigeant,
si l'on se sent en y songeant
l'âme encor trop célibataire,
c'est qu'on a mauvais caractère...
ou qu'on est trop intelligent.


E' una sottile sottolineatura, un dare importanze diverse al brutto carattere e all' intelligenza .
Visto che qualcuno potrebbe obiettare che ho troppo tempo da perdere:
Tschüss


lunedì 6 agosto 2012

MEDITATE, GENTE, MEDITATE!

     “Il Grillo Parlante è gentile, generoso, saggio, preoccupato, riluttante, severo ed intelligente.
Viene incontrato da Pinocchio la prima volta quando, in seguito all'arresto di Geppetto, il burattino resta da solo in casa: stanco dei rimproveri del grillo, lo uccide con una martellata.
      Successivamente il grillo parlante compare, nuovamente vivo, a casa della Fata turchina, dove in veste di medico esamina il burattino, che era stato impiccato dal Gatto e dalla Volpe.
Infine il grillo accoglie Pinocchio e Geppetto nella sua capanna, dopo che i due sono fuggiti dalla bocca del pescecane che aveva inghiottito prima il falegname, e poi il burattino. Quella stessa capanna si trasformerà in una bella casa, quando Pinocchio, al termine del romanzo, diventa finalmente un bambino in carne e ossa.”
   da Wikipedia

Dedicato a tutti i grilli parlanti, che in realtà sono come l'araba fenice. 
O sono un convitato di pietra?

sabato 4 agosto 2012

TRASPORTI 3 - Il resto della breve storia del passato - Ed un grazie

      Anche l' Africa del Nord e l' Asia hanno conosciuto grandi attraversamenti. Già Erodoto, nel V secolo a.C., parlava dell' Africa con le sue grandi carovaniere, descrivendo quella che costeggiava il Mediterraneo, piacevole a farsi e con oasi di acqua dolce, percorso fatto con carri velocissimi trainati da quattro cavalli. Merce preziosa era il salgemma. E l' Asia ebbe la Via della Seta, famosa, preziosa, raccontata a più riprese. Cominciarono fiorenti scambi per seta e spezie, ad unire due mondi di culture tanto differenti.
     Questa favola durò fino al Trecento. Cammelli, asini, buoi e soprattutto cavalli : per centinaia d'anni ancora solo animali e carri furono la condizione necessaria per il trasporto di terra.
    Il Medioevo, e solo dopo l'anno Mille, vide la novità del carro a quattro ruote e della ferratura dei cavalli, ed un nuovo tipo di basto. Alcune strade diventarono molto trafficate, ma l'efficienza dei mezzi di trasporto e le migliorie apportate alle vie di comunicazione non velocizzarono a conti fatti il commercio, a causa del sistema di tassazione e di dazi. Se poi alle tasse in entrata, in uscita, e per il transito attraverso le città, si aggiungono i pontatici, cioè le tasse per attraversare i ponti, e le traversie per attraversare i fiumi, si può immaginare quanto potesse essere stata limitata l'effettiva potenza di scambi dell'epoca.
    Intorno al 1350 a Kocs, in Ungheria, venne inventata la prima carrozza. In Italia il primo cocchio venne introdotto nel 1457 con sistemi di sospensioni a cinghie di cuoio.
    Nel 1540, a Parigi, giravano ben tre cocchi, due appartenenti a nobili d'alto rango ed uno appartenente ad un borghese di dimensioni fisiche tali che si poteva muovere solo usando questo mezzo. Proprio la Francia può vantare storie, anneddoti ed una massiccia quanto romantica letteratura su carrozze e su relais de poste, create nel 1597 dal re Henri IV.
     Al di là della storia (o è leggenda?) che ogni re costruisse una propria strada per meglio raggiungere amanti e favorite, i secoli XVI, XVII e XVIII  conobbero un' espansione enorme delle vie di comunicazione, in Europa come nel mondo, e l'economia, reale motore del mondo e dei suoi "delitti", ebbe un impulso incredibile, togliendo l'uomo dal suo Medioevo e dai suoi viaggi di pellegrino in perenne raggiungimento di luoghi di culto o di materie per la sua ricchezza.
    Allora, anche solo ricordandoci della "Boule de suif" di Maupassant, è importante esaminare la storia delle poste soprattutto in Francia, per capire quanto devono, oggi, la Francia e le nazioni vicine, o per meglio dire, quanto devono gli Stati Uniti d'Europa, la loro geografia, la loro economia, a queste stazioni di posta.
     La Svizzera nacque su una stazione di posta e anche se nessun'altra nazione può vantare un passato così caratteristicamente importante quanto singolare, è da notare come numerose città d'oggi, costiere o dell' entroterra, siano nate e diventate grandi per un cambio di cavalli.

   GRAZIE!
Questi tre post sui trasporti costituivano la bozza dell'introduzione della mia tesi di laurea, traguardo mai raggiunto anche se sfiorato da vicino. I miei relatori dovevano essere  la Professoressa Pavanati Bettoni,che ha tenuto lezioni stratosferiche sugli Indiani d'America, e il Professore, immenso e compianto, Franceso Ogliari, che ha lasciato al mondo, oltre le sue lezioni eccezionali sui trasporti allo IULM, un museo dei trasporti a Ranco, in provincia di Varese, museo che VA visitato. Lui, maestro di cultura e di vita, ha dato anche il nome di "Porto di Mare " ad una stazione della Metropolitana milanese. E la professoressa Bettoni mi ha rapito con le sue lezioni sulla storia degli Indiani d'America. Una sua "chicca"? Il sottolineare che l'agricoltura fu inventata dalle donne, dal loro spirito analitico, mentre a casa, nelle caverne prima e nelle capanne poi, partorivano figli e li accudivano cercando di sfamarli, aspettando il ritorno degli uomini che cacciavano, anche se a volte l'attesa del ritorno era di parecchie "lune".
    Sono stata molto fortunata a conoscere grandi professori universitari, e se avrò dei feedback sui miei post, continuerò a scrivere in questo blog qualcosa che da loro ho imparato, o piccolissimi lavori fatti grazie al loro stupendo cervello.
    

SOPRA L'ORTICELLO


foto di Lorenzo Comolli
 http://astrosurf.com/comolli/
http://www.gruppoastronomicotradatese.it/
http://astrosurf.com/saronno/

                                  Sopra di noi, sopra le nostre miserie,
                                  sopra le nostre liti inutili e sterili,
                                  sopra i nostri valori sballati e
                                  la nostra vita frenetica:

                                                              IL SOLE  !

venerdì 27 luglio 2012

LA ZONA GRIGIA

    Senza distinzioni tra spazi, luoghi, tempi, ruoli, la vita diventa un' immensa, devastante zona grigia, a cui la vecchiaia e la malattia possono solo regalare il suggello di una solitudine senza cieli tersi, o calore, sorrisi e futuro, nella profonda coscienza che, spesso c'è qualcuno che, per vivere, chiude gli altri nella zona grigia, giorno per giorno, spesso in modo raffinatamente subdolo.
Cala il silenzio.

Costringere le parole
a divenire rare,
per renderle preziose,
e pesanti, lucenti
come lame di sole
attraverso una persiana 
socchiusa.

mercoledì 25 luglio 2012

TRASPORTI 2 - L'alba nel vecchio continente - I Romani

    Il trasporto di persone, cose ed animali è vitale e lo è sempre stato. La molla del bisogno ha fornito idee ingegnose per sopperire prima di tutto alla mancanza di cibo, e, in seguito, ad un più ampio commercio, un po' meno legato ai bisogni primari, ed in parte legato al superfluo e al turismo.
    Trasporto, quindi, è un termine che si lega strattamente comunque sempre a quello del commercio.
La Mesopotamia, terra madre dell'invenzione della ruota, era ricca di argilla, carne e bitume, ma era carente in legname e metalli.. Ciò costrinse gli abitanti ad avere sempre maggiori scambi coi Paesi vicini. La rete commerciale nel terzo millennio a.C. era già molto fitta. Non esistevano strade costruite dall'uomo ma la circolazione delle merci era notevole. Mercanti e carovane erano sempre in viaggio, nella polvere.
     Ma chi dette vita all'ingegneria del trasporto furono i Romani. Iniziarono nel 300 a.C. ma non si limitarono a livellare piste e sentieri. I loro problemi erano differenti da quelli che dovevano affrontare i popoli mediorientali. Le frequenti piogge del clima temperato dell' Europa, rendevano le strade impraticabili per il fango, ben più insidioso della polvere. Ed ecco la grande intuizione : dopo aver livellato le strade preesistenti o aver disegnato nel modo più rettilineo ed ergonomico possibile nuovi percorsi, lastricavano ogni via completamente, soprattutto nelle città o sui tratti maggiormente percorsi, oppure si limitavano a riempire di ghiaia i tratti meno battuti. Canali di scolo e pietre miliari erano un ulteriore segno di intelligenza intuitiva da parte di questi uomini.

    "I Romani non sono una nazione o un popolo nel senso che noi diamo a queste parole; il'popolo romano' presto smette di essere una nozione geografica o di razza, per divenire un termine giuridico che indica un emblema politico e un sistema di governo.".
da "Introduzione alla filologia romanza" di Erich Auerbach

     In un prototipo di Stati Uniti d' Europa, in ogni regione conquistata, sia per prestigio che per facilitare commerci ed operazioni militari,  i  Romani procedevano nello stesso modo.
    Al trasporto di merci venivano adibiti due tipi di carri: uno pesantissimo e trainato da una decina di buoi che permetteva il trasporto di grossi pesi, o un carro più leggero, con dei muli, per trasportare cose piccole e preziose. Fu l' imperatore Adriano , nel II secolo d.C., a dare un tocco di assoluta modernità progettuale ai territori attorno al Mare Nostrum, dalla Scozia all' Africa e al Medio Oriente.

mercoledì 11 luglio 2012

LA NOSTRA IDENTITA'

La ricerca ossessiva del passato, la costruzione di una banca della memoria, crea musei statici che troppo spesso lasciano il tempo che trovano, senza suscitare reali emozioni.
Dovremmo mettere nel vocabolario di italiano la lunghissima parola tedesca, che, come già ho avuto modo di dire, significa rielaborazione del passato e suo superamento.
La ricerca di un'identità presa dal nostro passato è indice che  non abbiamo la nostra identità dentro di noi, e come non abbiamo osservato, fatto nostra, elaborato e fatta crescere questa identità.
Questi pezzi di passato che vorremmo far rivivere, risultano allora, come quadri di un museo che ammiriamo ma non sono nostri.
Questa pretesa ostinazione ad accusare lo straniero, che magari è solo uno della provincia vicina, di invaderci e colonizzarci, non è altro che l'indice della debolezza della nostra identità, e della pochezza delle nostre idee, e dell'incapacità di creare qualcosa di nuovo, valido, affascinante e meraviglioso.
Sembra che l'Italia si sia fermata ed adagiata mollemente sulla memoria degli antichi romani, o dei celti (scoperta dell'ultimo decennio politico!), e con quella pretenderemmo di avere il rispetto e l'ossequio del mondo che , nel frattempo, è enormemente progredito.
Se non si accettano i cambiamenti, si è vecchi, cioè pronti a morire.
Quando ci si sente perfetti, si è morti. Ricordiamoci che " perfetto " deriva dal latino: è il participio passato di perficio e significa essenzialmente "compiuto, finito".

martedì 3 luglio 2012

UN PO' DI TRASPORTI - 1 puntata


 "la posta pubblica che avevo istituito di recente, e comportava cambio di cavalli e di vetture su territori immensi..."
    da "Memorie di Adriano" di M.YOURCENAR
 

Progetto ambizioso parlare di trasporti. Ci si illude di parlare di viaggi, ma lo si fa sia che si sia viaggiatori, che turisti, o semplicemente utilizzatori per necessità.
Moltissimi hanno già scritto, raccontato, discusso, contestato.. Ma nel mondo in evluzione tanto rapida, ogni parola scritta in attimi successivi potrebbe essere una novità, ed avere quindi un fascino che fa perdonare il déja vu del dato storico, giudicato, a torto, anacronistico. Parlarne senza risalire alla scoperta della ruota, o ad ancora prima, è come pretendere di leggere o scrivere senza conoscere l'alfabeto o una lingua diversa dalla propria. Si potrebbe paragonare il discrso su ogni tipo di trasporto, al destino del genio di Aladino nel film di Walt Disney: "Eccezionali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale.".
La storia del trasporto è muoversi, andare, è innanzi tutto la storia dell'uomo che muove se stesso, per bisogno, alla ricerca del cibo.
Studiando la storia degli Indiani d'America, si evidenzia come essi siano il frutto, il prodotto di un lungo viaggio iniziato nel centro dell' Africa, dove è comparso il primo vero antenato dell'uomo moderno. Dall' Africa, questi primi uomini hanno attraversato l'Asia fino allo stretto di Bering, la terra di Beringia. La glaciazione del''epoca Wurmiana aveva abbassato il livello del mare proprio in quel punto, e reso lo stretto simile ad un ponte di terra, che ha permesso a questi uomini di giungere ad un nuovo continente. L'attraversamento è avvenuto in epoca incerta, in due ondate, 35.000 e 12.000 anni fa, alla fine del paleolitico superiore.  Dopo il loro arrivo in Alaska, si diffusero rapidamente fino al Sud America. Si spostavano inseguendo le mandrie per avere cibo, ma non conoscevano le leggi naturali dei passaggi degli animali, le loro migrazioni. E le loro donne nei tee pee e nelle capanne, provvedevano al mantenimento della famiglia dandosi all'agricoltura, inventandola, studiandola.
Con un notevole salto temporale, andiamo nel 1600 d.C.: l'arrivo del cavallo portato dagli Spagnoli, mutò il tenore di vita. I vecchi non vennero più abbandonati e il trasporto di tende e cibo divenne più facile.Proprio lì, in quel nuovo mondo sempre più terra di conquista degli Stati Europei, si è sviluppata, nei secoli successivi, una storia parallela alla nostra, a quella del periodo storico dei trasporti che a me interessa: quella dei pony-express. Nato nel 1839 come servizio su rotaia, si allineò al "periodo d'oro delle carrozze" nel 1845 con la tratta mista treno, diligenza, battello a vapore, da Buffalo a St. Louis. Tredici anni dopo, nel 1858, venne fondata una compagnia che farà la tratta St.Louis- St.Francisco utilizzando solo diligenze.

venerdì 25 maggio 2012

RESILIENCY




Nel temperamento americano c’è una qualità, chiamata resiliency, che abbraccia i concetti di elasticità, di rimbalzo, di risorsa e di buon umore. Una ragazza perde il patrimonio, senza stare a commiserarsi si metterà a lavare piatti e a fabbricare cappelli. Uno studente non si sentirà svilito lavorando qualche ora al giorno in un garage o in un caffè. Ho visitato l’America alla fine della presidenza Hoover, in una delle ore più tragiche della sua storia (la grande depressione), quando tutte le banche avevano chiuso i battenti e la vita economica era ferma. L’angoscia stringeva i cuori, ma l’allegria e la fiducia splendevano nei volti di tutti. Ad ascoltare le frasi che si scambiavano si sarebbe detto che era tutto un enorme scherzo. E se qualche finanziere si gettava dalla finestra, non posso impedirmi di credere che lo facesse nella ingannevole speranza di rimbalzare.” Paul Claudel


Resiliency  :

Concise Oxford English Dictionary © 2008 Oxford University Press:
resilient/rɪˈzɪliənt/
adjective
  • 1 (of a substance or object) able to recoil or spring back into shape after bending, stretching, or being compressed.
  • 2 (of a person or animal) able to withstand or recover quickly from difficult conditions.
– derivatives
resilience noun,
resiliency noun,
resiliently adverb.
– origin C17: from L. resilient- ‘leaping back’, pres. part. of resilire (see resile).

resilience

Concise Oxford Paravia Italian Dictionary © 2009 Pearson Paravia Bruno Mondadori spa e Oxford University Press:
resilience /rɪˈzɪlɪəns/ n.
  1. (of person) (mental) determinazione f.;
    (physical) resistenza f. (fisica)
  1. (of industry, economy) capacità f. di ripresa
  1. (of material) resilienza f.